Valori, Continuità e Cambiamento

L’associazione culturale InSophia in collaborazione con il Comune d’Ischia, il CRF – Centro Internazionale per la Ricerca Filosofica, l’Università di Toronto Mississauga (dipartimento di Visual Studies), l’associazione culturale Napoli Filosofica, con il patrocinio del Circolo G. Sadoul, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Palermo, sono lieti di annunciare la terza edizione del festival internazionale di filosofia “La Filosofia il Castello e la Torre – Ischia International Festival of Philosophy and Summer School of Humanities 2017” che si terrà ad Ischia dal 23 Settembre al 1 Ottobre 2017 presso i Giardini la Mortella, il Castello Aragonese, la Torre di Guevara e la Biblioteca Antoniana.

III Edizione

Valori, continuità e cambiamento

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”

(Dichiarazione universale dei diritti umani, primo articolo, Parigi 1948)

“Lupus est homo homini”. (Plauto, Asinaria)

Bene, Bellezza, Verità, Giustizia, Uguaglianza, Libertà, Potere, Sicurezza, Dignità, Fratellanza, questi i concetti sui quali la terza edizione del Festival di Filosofia “La Filosofia, il Castello e la Torre – Ischia International Festival of Philosophy 2017” vuole incentrare la discussione pubblica.

Il discorso concluso alla fine della seconda edizione – attraverso il tema scelto “Relazioni, Mediazioni” del 2016 – ci ha condotto logicamente a quello dei Valori.

Interrogarsi sui valori significa indagare la filosofia stessa nella sua funzione fondamentale e più legata alla dimensione pratica. In linea con l’edizione precedente, infatti, il problema dei valori si presenta come un punto d’accesso privilegiato alla questione delle relazioni.

Affrontando il vasto campo dell’agire umano, e dunque della filosofia pratica e dell’etica, occorre adesso concentrarsi sul nesso – di continuità o discontinuità – tra teoria e prassi. Inoltrandoci, infatti, in questa dicotomia essenziale che divide da sempre l’essere umano tra pensiero e azione, individuo e moltitudine, saremo in grado di offrire un tavolo di lavoro, di confronto ricco di spunti e problematiche legate all’attualità. L’emergere di nuove dinamiche sociali, dovuto tra l’altro ai mutamenti demografici e all’alterarsi della composizione sociale, rende necessario mettere a tema la questione della convivenza tra individui e tra popoli, soprattutto alla luce dell’ideale di un’Europa libera, unita e pacifica, in cui purtroppo le differenze culturali fanno fatica a convivere.

Se i cosiddetti “modelli dei valori” sui quali tutte le nazioni basano il loro concetto di convivenza pacifica sono stati scritti e redatti da organizzazioni politiche, costituite, perché allora la realtà ci dimostra che questi non siano effettivi?

Predichiamo i valori come fossero delle realtà a priori universali, come realtà imperiture con un grande valore di scambio, delle realtà impagabili. Le religioni, le filosofie ne hanno discusso, stabilendo una scala gerarchica, eppure non siamo ancora capaci di una convivenza pacifica e razionalmente orientata alla condivisione dello spazio. Al servizio dei valori sono le ideologie politiche, i partiti, i leader spirituali, le icone da questi generate, e – in genere – ognuno di noi che, in una specifica fase della propria esistenza, se ne faccia portatore. Ed è proprio per questi valori, per la loro portata ideale, che agiamo contro i nostri fratelli. Per il valore che riponiamo nelle nostre famiglie, i nostri primi stati domestici, ripudiamo la nostra stessa appartenenza. E’ lecito chiedersi “quanto” valore ci sia nelle nostre esistenze e quindi quale prezzo si debba pagare per il loro mantenimento? Chi si sente appagato dalla verità ne paga un prezzo, ma non va con la verità; chi lotta per la pace lo fa distruggendo la pace. In genere chi si sacrifica per un valore, per il suo riconoscimento, muore nel nome di quel valore. La storia stessa ci dimostra come questa “dialettica paradossale”, questo sopra citato tranello esistenziale e patologico insito nella natura relazionale dell’essere umano, sia l’unica certezza condivisa. I corsi e ricorsi storici ci insegnano che l’essere umano ha dovuto pagare a caro prezzo una libertà limitata e che questa travagliata lotta non trova mai tregua, anzi essa si ripete, mettendo in discussione la validità dell’insegnamento storico e quindi la natura stessa dell’essere umano. L’animale razionale, homo sapiens sapiens, afferma la propria libertà d’esistenza eliminando tutti gli ostacoli che si interpongono tra lui e questa. Se da un lato sembra che l’evoluzione della nostra specie abbia permesso una convivenza più pacifica, dall’altro le cronache di questi ultimi anni confermano il contrario. Il terrore inonda la nostra realtà, limitando in modo impressionante la nostra sfera privata, la nostra libertà di movimento, di scelta. Esso ci si presenta come un ritorno storico scomodo, foriero di ricordi e di modi di fare tipici dell’essere umano. L’aggettivo umano stesso inizia allora a barcollare nella sua accezione più pura. Non sappiamo ancora cosa voglia indicare. I valori sembrano trovare, in questa precisa fase storica, un valore nell’annullamento, della negazione della vita stessa. Si può lottare per la fede annullando la fiducia reciproca? Basterebbe in questo caso credere che il responsabile di questi orrori sia Dio stesso, nel paradosso, fautore di crimini perché assente.

Ci si chiede ancora se questa lotta per i valori abbia senso e se ci sia dato sapere per chi o per cosa si lotti. L’unica cosa importante sembra essere che questi valori ci siano, a prescindere da tutto, da tutti. L’emergenza di esprimere, imporre il proprio volere, la propria opinione per affermarsi, per dar fregio alla propria personalità, al proprio sistema di convinzioni ha sempre rappresentato un piccolo peccato di presunzione, connaturato alla natura umana. Basta guardare le enormi e infinite bacheche personali potenziate dai Social: quanto è importante trovare appagamento attraverso l’approvazione dell’altro! Ci siamo però mai chiesti, dove abbiamo posizionato la nostra scala dei valori e dove essa ci faccia approdare? Ci siamo chiesti se abbiamo bisogno di questa scala?

Eppure noi educhiamo attraverso i valori, gli ideali che essi rappresentano. La cultura cui apparteniamo, alla quale facciamo appello nelle difficoltà di relazione, si rispecchia, riflette nei valori, in questi sostantivi totemistici. Quanta valenza avrebbero queste convenzioni senza la presenza e il sostegno della funzione linguistica, senza l’altro, senza la relazione? In una situazione specifica come la nostra, del qui e dell’ora, potrebbe risultare interessante coniare nuovi valori etici ai quali “sottostare” oppure accordarci. Troveremo così nuovamente spunti per cui varrebbe la pena uccidere il prossimo? Non è, infatti, un paradosso dire che per un valore tutti noi saremmo disposti ad uccidere.

Bisogna, infine, valutare o trasvalutare? Il Nichilismo che la filosofia ha portato come testimone di un passaggio epocale alla soglia del secolo scorso, potrebbe avere ancora un potenziale da spendere nel dibattito politico attuale?

Allora è proprio nei valori che bisogna custodire valore. E’ nell’alterità che il valore si riconosce come tale, nell’alterità di un valore non conosciuto ma riconosciuto. Ogni persona, cultura, nazione rappresenta e presenta un valore di diversità con il quale rapportarsi. Considerare queste diversità e rendere degno lo spazio dell’ascolto e della coesistenza è forse l’unico gesto che ci porterà alla condivisione più armoniosa. L’appartenenza è unica, l’essere umano è unico perché abitante di un unico spazio.