Call for Papers PSY

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Call for Papers PSY 2022-01-31T18:50:26+00:00

VIII Edizione: 1 – 25 settembre

Bellezza. Può davvero salvare il mondo?

L’associazione culturale InSophia, ente no-profit ideatore del festival, in collaborazione con il Comune d’Ischia, il CRF – Centro Internazionale per la Ricerca Filosofica, l’Università di Toronto, Mississauga (dipartimento di Visual Studies) e con il Liceo “A. Canova” di Treviso, con il patrocinio della Regione Campania, della FISP (Federazione Internazionale delle Società  Filosofiche) del Circolo “G. Sadoul”, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Palermo, della SFI (Società Filosofica Italiana), del Premio internazionale di Architettura “PIDA”, sono lieti di annunciare la settima edizione del festival internazionale di filosofia “La Filosofia, il Castello e la Torre – Ischia and Naples International Festival of Philosophy 2022” che si terrà a Ischia dal 1 al 25 settembre presso il Castello Aragonese, i Giardini la Mortella, la Biblioteca Antoniana, e la Torre Guevara di Ischia.

CALL for PAPERS – Settore psicologico

Brutto, davvero?

Dopo la domanda sugli universi e sulla molteplicità, sulle differenze, il Festival Internazionale della Filosofia di Ischia e Napoli s’interroga – alla sua ottava edizione – sul tema della bellezza.

In antitesi logica con il tema principale del festival, la Call for Paper del settore psicologico affronterà e svilupperà il tema del brutto.

La call si rivolge a tutte le scienze psicologiche nei suoi differenti ambiti disciplinari: psicologia generale, psicologia dinamica, psicologia dell’età evolutiva, psicologia sociale, insieme con i vari orientamenti psicoterapeutici, psichiatria e neuroscienze.

Etimologicamente il termine “brutto” include una varietà di concetti. Secondo una prima chiave di lettura, il brutto richiama al tardo, al grave, all’inanimato, a qualcosa in cui non appare il moto e la vita, a ciò che è mancante di proporzione, sconveniente. Una seconda, amplia il campo semantico, riconducendo il brutto a ciò che spaventa, allo sporco, allo schifo, a ciò che è spiacevole a vedersi e udirsi e a sentirsi.

Bellezza e bruttezza sono spesso facce della stessa medaglia in cui il giudizio e l’esperienza personale giocano un ruolo fondamentale, basti pensare ai giudizi estetici, dove una stessa cosa può essere intesa sia come bella, sia come brutta.

La call propone di affrontare la tematica del brutto attraverso tre declinazioni: una esperienziale-soggettiva, una normativo-sociale e una integrativa.

Secondo la prima declinazione il brutto si mostra come un’esperienza sensoriale. Esso muove l’interiorità, lasciando una traccia nell’esperienza. Quando si sente, diviene esso stesso un “brutto sentire”. Si lega così al vissuto personale, ai propri movimenti interiori che ci permettono di definire un’esperienza. L’essere umano sviluppa, così, una risposta primordiale di relazione con il mondo interiore e quello esteriore. A questa percezione consegue, spesso, un rigetto che mantiene vivo il nucleo di sofferenza, interrompendo la volontà e il desiderio di conoscenza verso un vissuto. Questo rigetto si potrebbe identificare con una paura primordiale, capace di bloccare il processo cognitivo dell’individuo, ossia il processo auto-educante che, invece, porta con sé il “sapere del brutto”. Si impara spesso – come tutti sappiamo – da un errore commesso, da una “brutta esperienza”. Non rigettare il brutto consente un’opportunità pedagogica, una crescita che può ottenersi solo attraverso la metabolizzazione di questo sentire. Da una brutta esperienza, nasce un insegnamento pratico, un saper fare a partire dal brutto.

La seconda prospettiva è quella che riguarda il piano normativo-sociale. Ci troviamo davanti a un “brutto già dato”, fondato sulla convenzione. Abbiamo a che fare con una pluralità di bruttezze che investono la collettività, le comunità che, nel loro progresso storico, hanno imparato a definirle e a giudicarle. Il brutto si definisce e si misura secondo una scala di valori e viene affrontato sul piano morale, religioso, giuridico, economico e psicologico. Il brutto è uguale al male.

L’ultima prospettiva – qui definita integrativa – cerca di mettere in dialogo le due precedenti, perché pone in relazione la sfera individuale e quella sociale (il piano soggettivo e quello oggettivo) nella relazione del presente. Una sintesi che ci mostra in che modo individuo e società, in un’azione reciproca, definiscono e per questo decidono ciò che “è” brutto.

Questa lotta prende forma nel presente, in campo etico. E proprio in ambito clinico possiamo scorgere i limiti tra le due sfere prese sopra in analisi, dove il riconoscimento di taluni disturbi, soffre ancora di una certa indifferenza istituzionale. Lo possiamo osservare nella clinica delle anoressie, vigoressie, dismorfofobie, ossessioni, ma anche nel semplice imbarazzo o nel senso di vergogna, nelle fobie specifiche e in alcune depressioni, cause di un “brutto vivere”. Sappiamo bene che queste faticano a essere riconosciute culturalmente, al di fuori dell’ambito disciplinare. Di questo mancato riconoscimento ne soffrono anche le problematiche riguardanti la sfera della sessualità e del piacere.

Possiamo considerare come “brutte” le parafilie e il BDSM, che si configurano come un godere nel brutto o godere del brutto?

Inoltre, possiamo definire problematiche allo sviluppo sano dell’individuo tutte le vicissitudini del “brutto” o del “bello” relative al corpo, all’immagine e all’identità del sé nel periodo adolescenziale?

Obiettivo della call è stimolare riflessioni sulle esperienze cliniche, sull’utilizzo di tecniche che producano “un sapere del brutto” e quindi un “saper cosa fare” a partire da esso, cercando di sensibilizzare la società, ossia portando alla sintesi questa dicotomia di pensiero e di visione: soggettivo e oggettivo, individuo e società.

Saranno tenute in considerazione principalmente le proposte che daranno centralità alle esperienze narrative di tipo clinico.

Di seguito gli ambiti tematici di applicazione per le proposte da inviare:

  1. L’origine del brutto? Che cosa determina dal punto di vista psicologico l’esperienza del brutto? Dinamiche cognitive, emotive e neurologiche.
  1. Sentirsi brutti. Sentirsi brutti, essere brutti: oltre il piano estetico. Sentirsi incapaci, inadeguati e non abbastanza. Riflessioni e approcci terapeutici. Il brutto acquisito: Imbarazzo e vergogna. Il brutto su cui non si riflette
  1. Il brutto per eccellenza: la morte. Che cosa farne dell’esperienza della mancanza, della perdita, e dell’assenza dell’altro. Il trauma come brutto assoluto?
  1. Il brutto necessario come via per il bello. In che modo la famiglia, la scuola e le istituzioni possono far uso del “brutto”, del dolore, della sofferenza e trasformarlo in un momento educativo, necessario per accedere alla bellezza della vita? Le catastrofi come opportunità di cambiamento. No-vax e Pro-vax, scene di un’umanità delirante.
  1. Il brutto in terapia. Momenti difficili attraversati in terapia. Difficoltà del paziente versus difficoltà metodologiche e personali del terapeuta. Narrazione terapeutica, esperienza metodologica e cambiamento.
  1. Oltre la convenienza sociale. Il mondo LGBT+. L’evoluzione delle percezioni sociali e individuali relative al mondo LGBT+. I cambiamenti dell’intervento psicologico individuale e sociale. Da un brutto silenzioso a un brutto rumoroso, dal nascondersi e al sentirsi sbagliati, alla scoperta delle nuove identità e ai movimenti per il riconoscimento sociale.
  1. Pedagogie del brutto. La disabilità ovvero una definizione inutile. Disabilità come attributo a un vivere “brutto”. Risorse individuali come esempio e senso di bellezza collettivi. Come sono cambiate le rappresentazioni sociali e quali interventi psicosociali possono istituzionalizzarsi?
  1. È bello ciò che è brutto: L’esperienza della sofferenza legata al piacere BDSM e affini.
  1. Il fascino del male nel cinema e nella letteratura: I meccanismi psicologici che rendono attrattivo il brutto. Gomorra, incidenti, Snuff Movie.
  1. Il brutto digitale: Brutture dal virtuale al reale. Fake news, troll e dipendenze, truffe e idolatria del trash.

PROCEDURE PER L’INVIO DELLE PROPOSTE

Lingua: Italiano

Le proposte di relazione (della lunghezza massima di 1.500 caratteri), insieme a una breve nota autobiografica (si prega di specificare l’attuale provenienza istituzionale o, se non si è impegnati in una posizione accademica, la sede dove si è concluso l’ultimo percorso di ricerca/studio), dovranno essere inviate entro il 16 Aprile 2022 a: info@lafilosofiailcastellolatorre.itdirezione@lafilosofiailcastellolatorre.it mirelliraffaele@gmail.com

Si prega di inviare la breve biografia (massimo 10 righe) in un file a parte. Si prega di inviare file in formato *.doc o *.odt, non in formato *.pdf.

Ciascuna relazione avrà a disposizione 20 minuti, più 10 minuti per la discussione. Sono gradite anche le proposte di panel.

Ogni panel dovrà consistere di 3 o 4 relazioni su un tema comune. Il responsabile del panel, che può anche essere uno dei relatori, ha il compito di introdurre e guidare la discussione. La proposta di panel deve includere gli abstract di ciascuna relazione e una introduzione di una lunghezza massima di 500 caratteri.

Si prevede il pagamento di una tassa di registrazione per i relatori. Verranno, inoltre, proposte soluzioni per il pernottamento sull’isola nella settimana dei lavori.

Per ulteriori informazioni contattare la segreteria organizzativa del festival o il direttore scientifico, scrivendo ai seguenti indirizzi:

info@lafilosofiailcastellolatorre.it

direzione@lafilosofiailcastellolatorre.it

mirelliraffaele@gmail.com

Sul sito potrete trovare tutte le info per inviare le proposte che comprendono anche la Summer School of Humanities, per il Young Thinkers Festival e il settore dedicato alla Psicologia:

www.lafilosofiailcastellolatorre.it

Pagina FB: La Filosofia il Castello e la Torre

Instagram: @lafilosofiailcastelloelatorre